Apprendi...
mi dicevi, sorridendo...
Seguivo il lento giro dell'uncino...
Il primo giro delle catenelle,
come intorno alle aiuole di un giardino.
Fiorivano le gemme
e si aprivano i fiori
Come al primo tepore,
riscoprivo
pallide rose, tenere
viole...
Vedendomi perplessa,
ti fermavi;
Guidavi la mia mano...
Mai ebbi una maestra,
più dolce,
Più paziente.
Il filo bianco andava,
seguendo le emozioni.
Pure era il tuo cuore
appeso a un filo.
Un giorno me lo hai detto,
rimanendo serena.
Mi informavi del
prossimo intervento:
“Non lo faccia,"" dicevo;
""sia prudente.”
Tu, dolcemente,
per risollevarmi,
“tienti su,” mi dicevi;
di sconvolgente,
non succede nulla:
“Se mi risveglio, sarò
di ritorno;
se non dovesse, vado da Gesù.”
E, poco dopo, mi dicevi:
“Parto... Ma voglio prima,
salutar la mamma.”
Venisti
Ti accogliemmo, commosse;
avevi al petto un mazzolino verde
che ci porgevi:
“Son garofani...
in segno di auspicio.”
Dalla borsa, traevi un
biscottino
per Genoveffa
che sembrò capire.
La mamma ti die'
un bacio: “Ti aspettiamo.”
Io, facendo altrettanto,
Ti dicevo: “Aspetterò il
ritorno.”
Trascorse un tempo breve:
I fiori erano belli...
più belli la mattina,
del dì seguente.
Dal cielo, ci dicevi:
“Coraggio, non piangete,
perché sono felice
in cielo, con Gesù.”